C’è stata, fino a qualche mese fa, una tranquillità da brividi per le strade di Woodbridge, nella città di Vaughan – pochi chilometri a nord di Toronto.

Le villette tutte marmi e pacchianeria di questo sobborgo sembravano aver ritrovato la pace; poi sono tornati gli spari, i cadaveri si sono accumulati di nuovo e in pochi mesi il conto degli omicidi e degli agguati tra gli affiliati della criminalità canadese è salito a quota 15. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello di Antonio Di Blasio, ucciso a Laduversiere Park il 16 agosto scorso mentre andava a seguire una partita di calcio del figlio.

Il delitto ricorda da vicino l’omicidio di Angelo Musitano, colpito nel maggio scorso: stessa dinamica – uno sparo da un auto in corsa- e con ogni probabilità stesso movente, ossia la guerra che infuria sotto la bandiera della foglia d’acero fin dagli anni ’70. Una guerra intricata, dai mille rivoli e dalle mille vendette e rappresaglie, un Trono di Spade in chiave criminale che si snoda attraverso due faide principali e una faida nella faida. La prima battaglia è stata quella tra New York e gli immigrati siciliani che si sono ribellati al capo imposto. Dalla costola di quella faida è nata, dopo quasi 20 anni, una seconda guerra, il cui premio in palio consisteva ancora una volta nel comando di una delle organizzazioni più ricche e potenti del mondo, il controllo di affari miliardari legati a narcotraffico, appalti illeciti e riciclaggio di denaro sporco attraverso la grande distribuzione. Quei vent’anni sono stati anche il momento in cui la produzione di droga è tornata ai messicani dopo il periodo di predominio dei colombiani.

E forse non si è trattato di una coincidenza.

Al centro di tutto c’è una famiglia, i Rizzuto, e un uomo, Vito Rizzuto, il nostro The Godfather, che con il personaggio interpretato da Marlon Brando non condivide solo l’omonimia. Vito rappresenta il vero spartiacque, tanto che questa saga si può suddividere in due fasi storiche: il periodo precedente alla comparsa sulle scene di Vito Rizzuto consiste in tutti gli omicidi presumibilmente commissionati da Nick senior (classe 1924), padre del futuro boss, con l’obiettivo di scacciare il clan dei Bonanno. Il Canada degli anni ’70 è territorio di influenza di questa famiglia che, insieme ai Gambino, Genovese, Colombo e Lucchese, compone la spina dorsale della mafia italo-americana di New York. La prima faida sembra quasi una guerra d’indipendenza criminale.

Nick senior non è arrivato al potere per caso, la sua carriera inizia in Sicilia. Rizzuto è nato nel piccolo paese agrigentino di Cattolica Eraclea, che oggi conta poco meno di 4 mila anime: qui, insieme ai Cuntrera e ai Caruana, i Rizzuto costituiscono la “guardia” delle terre del barone Agnello. Ma Nicolò è troppo ambizioso per rimanere al soldo di un latifondista e inizia la sua scalata con un matrimonio di interesse: Nick sposa Libertina Manno, figlia del boss Antonino, e si trasferisce in Canada, che negli anni ‘50 è ancora un protettorato delle famiglie di New York retto dal calabrese Vic Cotroni. Quando nel 1974 Cotroni viene arrestato gli succede un altro calabrese, Paul Violi, ed è proprio il suo arrivo a scatenare la prima guerra: Nicolò si ribella al nuovo luogotenente e si autoesilia in Venezuela, da dove inizia a muovere i fili per conquistare l’indipendenza del Canada criminale.

Il primo atto consiste nel Delitto di San Valentino, l’omicidio del consigliori dei Bonanno Pietro Sciarra ucciso con la moglie all’uscita del cinema Riviera di Montreal il 14 febbraio del 1976, una sparatoria che riecheggia la più celebre Strage di San Valentino ordinata da Al Capone nel 1929. Al cinema Riviera, quella sera, si proiettava “Il Padrino Parte II” di Francis Ford Coppola. Dopo la Torre è il turno dell’Alfiere; nel 1977 viene ucciso anche Francesco Violi, fratello del boss, finché nel 1978 Nick Rizzuto può mettere a segno il suo scacco matto: Paul Violi si trova al bar Jean-Talon di Montreal impegnato in una partita a carte, quando qualcuno lo uccide con un singolo colpo di lupara alla testa.

Nicolò ha vinto, può rientrare in Canada e nel frattempo il soggiorno a Caracas gli ha permesso di stabilire contatti fondamentali nel mondo del narcotraffico sudamericano, canali che permetteranno al figlio Vito Rizzuto di accreditarsi definitivamente come il leader della Sesta Famiglia sedendo da pari a pari allo stesso tavolo occupato dai Lucchese, Genovese, Bonanno, Gambino e Colombo. Con Vito Rizzuto il regno creato da Nick diventa un impero.

Per lungo tempo gli investigatori statunitensi rimangono intrappolati in un equivoco: i Rizzuto non sarebbero altro che il ramo canadese dei Bonanno, semplici dipendenti agli ordini dei newyorchesi. La verità è ben diversa, come dimostreranno le indagini successive e come raccontano i giornalisti Lee Lamothe e Adrian Humphreys nel libro-inchiesta The Sixth Family: «Il territorio controllato da Vito Rizzuto è immenso – oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati di Quebec e Ontario ricadono sotto la sua influenza, un’area larga oltre un quarto degli interi Stati Uniti. Questo territorio comprende città importanti, il più trafficato confine tra Stati Uniti e Canada e diversi clan mafiosi che cooperano tutti sotto la bandiera della Sesta Famiglia. Se i boss americani controllano un quartiere di New York o un certo settore economico – come l’edilizia o il Garment District di Manhattan – la Sesta Famiglia è un’impresa di portata davvero globale. Uomo dopo uomo, dollaro dopo dollaro, la Sesta Famiglia è riuscita a surclassare i Bonanno».

Vito l’Imperatore regna per decenni, finché un fantasma newyorchese non ritorna dal passato: nel 2003 un gran giurì federale lo accusa di essere uno dei quattro uomini del gruppo di fuoco che nella notte del 5 maggio 1981 ha messo a segno al nightclub 20/20 di Brooklyn l’esecuzione dei boss Philip Giaccone, Dominick Trinchera e Alphonse Indelicato. Il triplice omicidio, raccontato anche nel film Donnie Brasco, si inserisce in una guerra per il comando della famiglia Bonanno a New York, ma mentre negli Stati Uniti Vito Rizzuto deve difendersi dalle accuse, nelle strade canadesi si torna a sparare.


Raynald Desjardins, l’ex luogotente di Vito considerato uno dei non-italiani più importanti nello scenario criminale, l’ufficiale di raccordo tra la mafia italo-americana e la gang degli Hell’s Angels, tradisce il suo capo fornendo appoggio a Salvatore Montagna, un gregario dei Bonanno detto “Boss Bambino” che vuole approfittare della confusione del momento per conquistare il vertice newyorkese e ricondurre la Sesta Famiglia sotto il controllo degli statunitensi.

Vito Rizzuto confessa la sua presenza sulla scena del triplice omicidio di Brooklyn, ma i suoi legali riescono a convincere la giuria che il boss non ha premuto fisicamente il grilletto e l’imperatore della Sesta Famiglia se la cava con 5 anni di condanna. È in questo periodo che il duo Desjardins/Montagna riesce a infierire colpi durissimi ai Rizzuto: Niccolò Jr., il primogenito di Vito, viene ucciso nel 2009 nel quartiere di Notre-Dame-de-Grâce, a Montreal. L’anno dopo sparisce nel nulla Paolo Renda, cognato del boss e suo consigliori. E infine è il turno del patriarca, l’uomo che aveva consegnato al figlio la corona di imperatore: l’86enne Nick Rizzuto viene ucciso nel patio della sua villa di Montreal in Avenue Antoine Barthelet con un singolo colpo sparato da un cecchino. Per colpire il bersaglio il proiettile ha dovuto fracassare due strati di vetri blindati.

Ma l’allenza Desjardins/Montagna vacilla, i due da soli non sono in grado di detronizzare il boss in carcere e finiscono con lo scannarsi l’uno con l’altro: nel novembre 2011 il cadavere crivellato di colpi di Montagna viene ritrovato sulle rive del fiume Assomption a Charlemagne, in Quebec. Tra gli arrestati per l’omicidio c’è proprio Reynald Desjardins.

Vito Rizzuto esce di prigione il 5 ottobre 2012.
Ha 66 anni ed è pronto per la vendetta, forse sa già di essere malato.
Nel giro di un mese muoiono i grossisti della droga Emilio Cordileone, Tony Gensale e Mohamed Awada, tutti sospettati del rapimento e della sparizione del cognato di Vito. Qualche giorno dopo a nord di Montreal muore il presunto traditore Joe Di Maulo. Qualche giorno prima di Natale muore Dominic Facchini, alleato del rivale di Rizzuto Giuseppe De Vito, salvo solo perché è già finito in carcere. A gennaio 2013 muore Gaétan Gosselin, il cognato di Desjardins. Salvatore Calautti, sospettato di essere il cecchino che ha sparato al vecchio don Nick Rizzuto, viene ucciso a una festa di addio al celibato davanti a 500 persone. La vendetta di Vito non conosce frontiere, scatena rappresaglie e reazioni dalla Sicilia fino all’America Latina: i cadaveri di Fernandino Pimentel e Juan Ramon Paz Fernandez. luogotenenti sempre leali ai Rizzuto, vengono ritrovati in una discarica alle porte di Palermo dopo una telefonata anonima alla polizia. Moreno Gallo, un ex uomo di fiducia di Vito che si era schierato con Montagna e Desjardins fugge fino al Messico. Verrà ucciso nel novembre 2013 fuori da un ristorante di Acapulco.

Il 23 dicembre 2013 Vito Rizzuto muore all’ospedale di Montreal per le complicazioni sopraggiunte in seguito a un cancro ai polmoni. Tutti gli ultimi omicidi legati alla Sesta Famiglia e altri 21 delitti rimangono insoluti.
Il suo funerale sembra una scena di Francis Ford Coppola.


L’imperatore è morto, ma nessuno ripone le pistole nella fondina.
Anzi.

In parallelo alle due guerre corre sottotraccia una faida nella faida, uno scontro tra calabresi che divampa definitivamente nel 2014 con l’omicidio di Carmine Verduci. 54 anni, considerato dagli inquirenti una sorta di messaggero che faceva la spola tra le famiglie canadesi e quelle rimaste in Calabria. Verduci, coinvolto nel traffico di droga proveniente dal Messico, viene colpito a morte fuori dal Regina Sports Café di Woodbridge, dalle parti di Toronto, la sera del 24 aprile 2014. La polizia sospetta una ritorsione postuma degli affiliati al clan Rizzuto, Verduci si sarebbe schierato dalla parte dei Bonanno con Montagna e Desjardins.

Il ruolo centrale dell’omicidio Verduci si intuisce leggendo gli atti dell’inchiesta Acero/Krupy, con la quale nel 2015 gli inquirenti italiani hanno svelato i legami tra mercato della droga e mercato dei fiori olandesi: nelle pagine di questi documenti Vincenzo Macrì, il figlio dello storico boss calabrese ‘Ntoni Macrì arrestato in Brasile nel giugno di quest’anno, risulta il cardine che univa l’Olanda, il Canada e Siderno, un paese della costa Jonica in provincia di Reggio Calabria. Macrì curava interessi vitali, «omicidi interni all’associazione … si occupava altresì dell’andamento delle attività dell’associazione in Canada». Le carte mostrano un chiaro riferimento all’omicidio Verduci nelle intercettazioni tra due boss, Giuliano Carrozza e Antonio Figliomeno: «Sanno già chi è stato no (…) i calabresi sono da tutte le parti». L’ipotesi è che dopo la morte di Vito Rizzuto il cosiddetto “Siderno Group”, un’organizzazione ‘ndranghetista presente in Canada fin dagli anni ’70, si sarebbe divisa tra i “lealisti” fedeli ai Rizzuto, ossia le famiglie Bruzzese e Coluccio, e i “ribelli” del clan Commisso.

La morte di Vito Rizzuto non ha fatto altro che soffiare sull’incendio, facendo divampare fiamme ancora più alte che conducono agli omicidi delle ultime settimane, probabilmente un tentativo dei boss calabresi di Toronto di impadronirsi di Montreal.

«Vito aveva carisma, ma soprattutto pare avesse in mano poliziotti, politici, burocrati, ingegneri e ispettori. Insomma sembra fosse in grado di bloccare o sbloccare un cantiere. Riusciva a fare avere un permesso in pochissimo tempo, ma riservava una fetta a tutti e manteneva il controllo», spiega Antonio Nicaso, docente e scrittore che vive a Toronto ed è tra i massimi esperti di criminalità organizzata. I “pare” e i “sembra” sono d’obbligo, anche perché l’inchiesta sulla corruzione, che sta disturbando il sonno di molti influenti personaggi canadesi, non si è ancora conclusa.

Il secondo fattore che ha contribuito al riaccendersi della faida interna al Siderno Group è costituito dalla mancata conclusione dell’inchiesta della Royal Canadian Mounted Police denominata “Project Clemenza”. Nel 2014 il lavoro investigativo della RCMP aveva portato all’arresto di 36 persone, tra cui molti esponenti di spicco della criminalità di Montreal, ma il rifiuto della polizia canadese di rivelare i metodi impiegato per intercettare le conversazioni ha condotto i giudici all’archiviazione. Ed è così che si è tornati a sparare: «In questo momento sparano tutti e sono tutti pronti a sparare», prosegue Nicaso. «Ci sono da ridiscutere i diritti territoriali, chi ha il diritto a dare protezione a quello o quell’altro bar, chi deve controllare l’usura, eccetera. Gli Hell’s Angels diventano sempre più potenti. La mafia del West End, che adesso vive nella zona sud di Montreal, diventa sempre più forte. E poi ci sono gli irlandesi, le bande di strada. Tutti vogliono dire la loro».

Tra i nomi delle persone coinvolte nel “Project Clemenza” uno su tutti dovrebbe risvegliare l’attenzione degli italiani: Liborio Cuntrera, il figlio di Agostino Cuntrera, uno dei vecchi luogotenenti di Don Vito, appartenente al potentissimo clan Cuntrera-Caruana, definiti negli anni ’90 “i Rotschild della mafia” per la loro presenza in Canada e in Venezuela e le loro attività di riciclaggio.

«Ci sono due o tre individui adatti a guidare un’organizzazione come la Sesta Famiglia. Però hanno caratteristiche particolari, non sono completi come Rizzuto», conclude Antonio Nicaso.
L’omicidio di Antonio De Blasio ad agosto, insomma, potrebbe essere l’ultimo solo in ordine di tempo.

CREDITS
Testo di Eleonora Aragona