Alcuni luoghi ti sorprendono. Ti sollevano dalla tua comfort-zone e costringono a rimuovere certi pregiudizi. Uno di questi è Dakar, la capitale del Senegal, uno dei pochi paesi africani a non aver mai subito un colpo di stato, in virtù di una storia pre-coloniale e coloniale diversa da molti altri.

Nelle strade rumorose di Dakar, la musica ti insegue. Ovunque. Sui taxi, interrotta di continuo dalla voce dei muezzin. Oppure mentre passeggi nelle vie del centro, diffusa nei mercati variopinti dalla radio di un venditore ambulante. A Dakar, più che gli occhiali da sole – un accessorio piuttosto costoso, qui – tutti utilizzano auricolari e cuffie per l’ascolto. Le vedi spuntare dalle pettinature afro dagli studenti, ma anche in bella mostra sul kaftan, l’elegante abito tradizionale del venerdì, giornata di preghiera per l’Islam. I musulmani qui sono oltre il 90 per cento della popolazione, e praticano una forma di Islam in contrasto con quelle più fondamentaliste e salafite.

Incontro Moustapha Diop un venerdì pomeriggio in una zona periferica di Dakar, dove i ritmi africani sfumano nel traffico. Moustapha è Ceo e fondatore di Solid (‎Solution Informatique Durable), un’impresa del settore IT nata una decina di anni fa e che oggi è cresciuta fino a espandersi in paesi vicini, con uffici in Costa D’Avorio e Gabon. La sua stanza è essenziale: la luce del sole africano entra attenuata da una finestra coperta da una tenda biancastra, che evoca quella certa aria da rilassamento nelle ore più calde. Sulla scrivania ci sono alcuni trofei, come quello assegnato lo scorso anno da Microsoft che ha nominato Solid «Partner of the Year for Senegal».
Ma il progetto di cui si sta occupando adesso Solid è uno di quelli che mostra un’Africa insolita, perlomeno per i media mainstream: inseguendo i profitti crescenti dell’e-commerce ed il trend della ‘musica liquida’, Diop ha fondato la piattaforma per il download musicale MusikBi. Ha esordito sul web a febbraio promuovendo musica senegalese, ma il sito «sta lentamente diventando un punto di raccolta anche per alcuni produttori fuori dalla regione», mi dice Diop con un tono incuriosito, attirando la mia attenzione su un nuovo cliente dal Vietnam. Ma la vera storia di MusikBi inizia molti anni fa, quando Diop, oggi un 54enne dal volto serio e riservato, era ancora un ragazzo e faceva parte di un gruppo musicale che suonava un genere all’epoca molto diffuso, l’Afrobeat. «Negli anni ‘80 suonavo in una band che si chiamava JAMM (“pace” in wolof, l’idioma locale più diffuso nonostante la lingua ufficiale sia il francese, ndr) con cui facevo performance live riempiendo i locali».

Era come essere ancora, per alcuni versi, nel periodo pre-registrazione, racconta l’imprenditore-musicista. Quando la musica era concepita come oggetto di condivisione e non tanto di consumo. Si ascoltava molto alla radio, e a Dakar c’erano performance live almeno ogni weekend, nei club in città ma anche su palchi improvvisati.

In quegli anni troppe pressioni sociali e familiari tenevano i giovani lontani dalla musica come professione. Per Diop, all’inizio, la musica è stata uno sfogo terapeutico. Vittima di un incidente, la chitarra che gli aveva spedito per regalo la cugina di Parigi gli è servita a sopravvivere alle lunghe giornate di convalescenza. Dopo la laurea in matematica, nel 1990, Diop si trasferisce in Canada per studiare informatica alla Laval University di Quebec City. «Fu in Canada che acquistai il mio primo computer con il denaro ricavato da un contratto jazz». Me lo immagino come uno di quei chitarristi africani nello stile del camerunense Yves N’Djock), molto richiesti sulla scena parigina – e non solo – perché in grado di adattarsi a stili estranei alle tradizioni entro cui erano cresciuti.

Mentre il Senegal cambia, in molti a Dakar stanno raggiungendo uno stile di vita sempre più vicino agli standard occidentali. Moustapha Diop è uno di quegli imprenditori che hanno studiato all’estero per poi rientrare in Senegal e fare business con la classe media in costante crescita, ma lui ha scelto di unire la sua passione per la musica agli studi universitari: MusikBi è un servizio di acquisto e download musicale che permette di utilizzare (anche) un sms per il pagamento. Non è necessario possedere uno smartphone. Possono essere acquistati anche CD che poi vengono consegnati a domicilio utilizzando il servizio locale Indilma Express . «In un Paese dove le carte di credito non sono molto diffuse, l’sms banking è una risorsa in più», per acquistare musica online, mi spiega Diop, trasformatosi così in un innovatore che sfrutta una tecnologia più diffusa in Africa che altrove, quella dei telefonini cellulari che fanno da banca e da rete di distribuzione, anche se non propriamente a costo zero. Secondo una statistica della World Bank riportata ad aprile sul sito dell’Economist, tra il 2011 e il 2014 l’utilizzo di mobile-money account è salito nell’Africa Sub-Sahariana di ben 10 punti percentuali , dal 24% al 34%.

La sfida lanciata da MusikBi è anche quella di «contrastare il fenomeno della pirateria», continua Diop, in un paese in cui l’applicazione delle regole del copyright è debole. La musica in Senegal segue ancora canali informali, e un CD o una musicassetta resistono poco tempo prima di essere copiati illegalmente e venduti dagli ambulanti in strada. «Non esiste nemmeno un vero e proprio music store a Dakar», mi raccontano gli S’killaz, un gruppo di giovani rapper prodotti da una piccola etichetta indipendente, la Wakh’Art Music (WAM). Anche loro sono presenti su MusikBi e su diverse altre piattaforme internazionali, incluso il grande “negozio digitale” iTunes (che però a detta di tutti trattiene delle commissioni irragionevoli per la produzione locale). Oggi esistono diversi servizi online dedicati alla musica africana che puntano sullo streaming, oltre al download: ci sono Spinlet, Mdundo, Cloud 9 per citarne solo alcuni. Questo cambiamento nel panorama non è affatto una brutta notizia per la musica africana, anzi, secondo Diop non ci sono mai state tante opportunità come oggi per raggiungere un pubblico sempre più vasto.

Anche MusikBi, come altre piattaforme, conta sul contributo della diaspora senegalese e africana. Diop mi mostra una schermata del suo Pc in cui si vedono gli acquisti fatti dall’estero (utilizzando PayPal e carta di credito): ci sono gli Stati Uniti, la Francia, e un po’ anche l’Italia. Mi pare che uno degli scopi di questa iniziativa sia anche quello di fare in modo che questa percentuale di utenti dall’estero venga soddisfatta.

Sfruttando il lancio di MusikBi, Diop mi spiega anche che ha messo in circolazione una card (TicketBi) con cui è invece possibile acquistare i biglietti dei concerti musicali. C’è ottimismo nell’aria. Ma forse perché in programma c’è un concerto. Diop e i suoi amici musicisti impugneranno i loro strumenti ancora una volta per accompagnare la performance live di un gruppo di rapper che si esibiscono il giorno seguente al Magicland di Dakar. Ci salutiamo dandoci appuntamento per domani, quando potrò vedere di persona la scena musicale che MusikBi si propone di diffondere in tutta l’Africa, e oltre.

La musica rap, insieme ad altri generi dell’hip hop, nella fertile area del Senegal è la voce di una generazione giovane. Più popolosa, più eccitata, più colorata, anche rispetto ai ritmi anni ’80-’90 dell’Afrobeat. Sono decine i giovani artisti che intasano le radio locali, improvvisando o componendo su una certa metrica. Sono gruppi che non vendono necessariamente molti dischi, ma le cui eccellenti performance dal vivo riempiono sale di notevoli dimensioni. La musica rap spinge a concentrarsi sul sistema sociale in cui si è inseriti. Nel 2013 in Senegal è stato persino lanciato un Journal Rappè jtronline, un quotidiano in rime e musica definito da Le Monde una risposta impertinente all’informazione tradizionale . «I rapper sono come i giornalisti. Qui in Senegal abbiamo molto da dire su ciò che accade. Politica, politica, politica, ‘ma noi vogliamo risultati’, è il tema con il quale abbiamo esordito 25 anni fa. E sul quale ancora insistiamo. Abbiamo un vasto consenso da parte della gente e questo ci rende importanti», mi spiega Duggy Tee (al secolo Amadou Barry), rapper, cantante, autore e produttore con una sua etichetta, Nubient. Rappresenta una figura emblematica dell’hip hop africano: ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni ‘80 con il gruppo dal nome eloquente Positive Back Soul (PBS) fondato con l’ex-rivale, il noto rapper politico Didier Awadi (quest’ultimo è anche un membro fondatore degli AURA, United Artists for African Rap , un collettivo di musicisti hip hop dall’Africa Occidentale fondato intorno alla metà degli anni 2000).

Incontro Duggy Tee nel suo studio di registrazione, anche questo situato nel quartiere centrale di Mermoz, durante una pausa mentre sta lavorando al suo nuovo album, che uscirà in estate. C’è la batteria piazzata in una cabina poco più grande di uno sgabuzzino che è circondata da pannelli fonoassorbenti, e c’è un microfono. In una seconda stanza scorgo una enorme console munita di schermi digitali che ricorda il ponte di un’astronave nei film di fantascienza. Quando gli chiedo quale delle sue canzoni più recenti dovrei ascoltare, mi risponde con decisione, Work . Parla della necessità in Senegal mettersi al lavoro, in una prospettiva di unità panafricana. Da qui emerge tutta la passione di Duggy Tee per l’africanità, la sua ricca cultura e i suoi valori fondamentali, affrontati con insistenza.

In Senegal i rapper hanno assunto un ruolo decisivo di mobilitazione dell’opinione pubblica in ambito politico, mi spiega Duggy Tee. Nella vivace società civile senegalese, è stato molto attivo il movimento Y’en a Marre , (“siamo stufi!”), poi ribattezzato M23. Fondato da alcuni rapper locali e giornalisti nel 2011, il movimento fu in grado di mobilitare enormi masse di giovani senegalesi e al suo interno confluirono partiti, sindacati e organizzazioni non governative . La cronaca di quei mesi racconta che, a causa loro, Wade fu costretto a rinunciare al suo progetto di riforma costituzionale accusato di condurre il Paese verso una pericolosa deriva autoritaria.

Insomma, le voci dell’hip hop senegalese come Duggy Tee, ma anche Carlou D (anche lui face parte dei PBS) e Daara J, sono più tuonanti che mai, e oggi fanno decisamente concorrenza al pop senegalese, lo mbalax (che però riempie ancora i teatri di donne) degli Youssou N’Dour . Oppure all’afro-fusion-rock di Baaba Maal . Anche questi ultimi due artisti sono presenti sulla piattaforma MusikBi.

È proprio vero, alcuni luoghi sorprendono sempre. Come Dakar, dove la musica ormai non ti insegue più solamente per strada.

CREDITS
Testo di Elisa Pierandrei
Foto di MusikBi, Diop, WAM (Courtesy)